"Il mondo sta perdendo fiducia": i progetti di investimento estero in Germania sono scesi ai livelli più bassi dal 2009, registrando un calo per l'ottavo anno consecutivo
La Germania si trova ad affrontare una crisi di fiducia degli investitori esteri. Il capitale straniero continua a ritirarsi, mentre l’attrattività per gli investimenti è scesa al livello più basso degli ultimi dieci anni.
Secondo quanto riportato, i dati più recenti della società di consulenza EY (Ernst & Young) mostrano che nel 2025 il numero di nuovi progetti di investitori stranieri in Germania è diminuito per l’ottavo anno consecutivo, raggiungendo il livello più basso dal 2009, evidenziando il continuo declino della competitività della maggiore economia europea a causa dell’elevata pressione fiscale e dei costi energetici elevati.
Nel dettaglio, i nuovi progetti annunciati dagli investitori stranieri in Germania nel 2025 sono stati in totale 548, con un calo di circa il 10% rispetto all’anno precedente. Henrik Ahlers, responsabile di EY Germania, ha definito questo trend un “segnale d’allarme sulla Germania come luogo d’affari”, sottolineando che la Germania sta rimanendo indietro, mentre altri paesi europei stanno ottenendo risultati nettamente migliori.
Alice Weidel, copresidente di Alternative für Deutschland (AfD), ha citato questi dati sulla piattaforma social X: “Il mondo sta perdendo fiducia: le imprese straniere investono sempre meno in Germania.” Attualmente, il ritiro degli investitori esteri sta erodendo l’attrattività dei mercati finanziari tedeschi da molteplici prospettive.
Ritardi nelle riforme, l’attrattività della Germania per i capitali esteri continua a diminuire
In un confronto trasversale europeo, la performance della Germania risulta particolarmente debole. I dati di EY mostrano che nel 2025 l’Europa ha attirato complessivamente 5026 nuovi progetti a capitale estero, con un calo del 7% su base annua. La Francia è al primo posto con 852 progetti, seguita dal Regno Unito con 730; la Germania si colloca solo al terzo posto. Il calo del 10% tedesco è significativamente superiore al 7% medio europeo, segnalando una perdita accelerata di competitività relativa.
Henrik Ahlers, responsabile di EY Germania, sottolinea che da anni in Germania si discute di riforme, ma concretamente si è fatto ben poco. “L’immagine di una Germania riluttante alle riforme è ormai nota in tutto il mondo. La sua reputazione di luogo d’affari forte, di alta qualità e di pilastro economico stabile è ormai quasi svanita.”
L’analisi di EY individua le radici della fuga dei capitali stranieri nei problemi strutturali irrisolti da lungo tempo in Germania. Henrik Ahlers ha elencato chiaramente quattro ostacoli principali: alta pressione fiscale, costo elevato del lavoro, prezzi dell’energia troppo alti e un pesante carico amministrativo per le imprese.
Questi problemi non sono recenti, ma nel contesto di una crescente mobilità globale dei capitali e di paesi che competono per migliorare l’ambiente imprenditoriale, la posizione relativa della Germania peggiora. Altri paesi europei hanno compiuto passi avanti nelle riforme fiscali e nella digitalizzazione amministrativa, mentre la Germania continua a procedere lentamente, vedendo dunque erosa la sua attrattività per i capitali esteri.
Una spirale negativa tra peggioramento economico e fuga dei capitali
La fuga degli investimenti stranieri non è un fenomeno isolato, ma si combina al peggioramento dell’economia interna, rafforzandosi a vicenda in un circolo vizioso.
Secondo l’Istituto Halle di Ricerca Economica, nel primo trimestre del 2025, in Germania sono state registrate 4573 insolvenze tra società di persone e società di capitali, un numero non solo superiore ai livelli della crisi finanziaria del 2009, ma addirittura il più alto dal terzo trimestre del 2005. In particolare, a marzo le insolvenze sono aumentate del 71% rispetto alla media dello stesso periodo degli anni 2016-2019.
Anche il settore industriale è sotto pressione. Secondo quanto riportato da Reuters, dalla pandemia scoppiata nel 2019 ad oggi, la Germania ha perso circa 245.500 posti di lavoro nell’industria. Volkswagen ne è l’emblema: la società prevede di tagliare circa 50.000 posti in Germania entro il 2030. Nel 2025, l’utile netto di Volkswagen è sceso del 44% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 6,9 miliardi di euro, toccando il livello più basso dalla vicenda del “dieselgate”; il fatturato è rimasto pressoché invariato a circa 322 miliardi di euro, mentre le consegne globali hanno subito un leggero calo, avvicinandosi ai 9 milioni di veicoli.
In generale, la Germania si trova in una spirale viziosa che combina il crollo della fiducia degli investitori stranieri e l’indebolimento della crescita endogena. Se le riforme strutturali non verranno attuate, il ruolo della Germania come motore economico d’Europa sarà ulteriormente a rischio.
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