Divergenza nel mercato bitcoin dopo 6 settimane di conflitto tra Stati Uniti e Iran: le istituzioni continuano ad acquistare mentre le balene e i miner accelerano le vendite
Secondo ChainCatcher, riportato da CoinDesk, nel contesto del protratto conflitto geopolitico tra Stati Uniti e Iran, che dura da circa sei settimane, il mercato di Bitcoin si sta chiaramente dividendo in due grandi fazioni: gli "acquirenti passivi", rappresentati da Strategy e dagli ETF spot, continuano ad accumulare asset, mentre le balene, le società minerarie e alcune entità sovrane stanno invece riducendo le proprie posizioni.
Il lato delle vendite è particolarmente evidente: gli indirizzi delle balene che detengono tra 1.000 e 10.000 BTC sono passati da un saldo netto positivo a una forte pressione di vendita, con le variazioni delle loro posizioni che sono passate da circa +200 mila unità dall'inizio dell'anno a -188 mila unità; inoltre, le società minerarie quotate in borsa hanno intensificato la vendita sotto la pressione dei costi elevati, raggiungendo in una sola settimana un volume di vendita superiore a 19 mila BTC. Inoltre, dal mese di ottobre 2024, enti sovrani come il Bhutan hanno ridotto le proprie riserve di Bitcoin di circa il 70%.
L'analisi evidenzia che, nonostante il sentiment di mercato sia stato in una fascia di estrema paura, il prezzo di Bitcoin si è comunque mantenuto oscillante tra 65.000 e 73.000 dollari, dimostrando che il "fondo" del prezzo si regge principalmente sul sostegno degli acquisti di alcuni investitori istituzionali; il bacino di acquirenti si sta però restringendo, e la futura direzione del prezzo dipenderà dal fatto che i flussi di capitale istituzionale riusciranno a mantenersi e superare le zone chiave di resistenza.
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